Nel video installo Debian 10 Buster con Xfce e ne configuro i primi strumenti: privilegi amministrativi, repository, aggiornamenti e applicazioni. L'obiettivo era recuperare un computer e mostrare che il terminale può diventare uno strumento comprensibile anche per chi comincia.

Il tutorial appartiene al 2021. Debian 10 ha concluso il supporto LTS del progetto il 30 giugno 2024, come indica l'annuncio ufficiale Debian. Per una nuova installazione bisogna scegliere una versione mantenuta e compatibile con l'hardware; i passaggi di Buster restano qui come riferimento storico, non come invito a installarlo oggi per l'uso quotidiano.

Perché avevo scelto Debian

Mi interessavano la continuità del progetto, l'attenzione alla stabilità e la possibilità di scegliere l'ambiente desktop. Nella guida originale richiamavo anche il supporto ai computer x86 a 32 bit, disponibile per quella versione.

“Sistema operativo universale” esprime l'ampiezza del progetto, non la garanzia di funzionare su ogni macchina. Le architetture supportate cambiano tra le versioni: per recuperare un computer bisogna identificare il processore e verificare il supporto effettivo.

La stabilità, inoltre, non significa assenza di aggiornamenti. Significa un insieme di scelte sulla manutenzione e sull'evoluzione della distribuzione durante il suo ciclo di vita.

Preparare supporto e dati

Il percorso comincia dall'immagine ISO e da una chiavetta USB avviabile. L'immagine deve corrispondere all'architettura del computer e va ottenuta dai canali ufficiali della versione scelta.

Prima di scrivere la chiavetta e modificare le partizioni, occorre avere una copia verificata dei dati da conservare. La creazione del supporto sovrascrive normalmente la destinazione selezionata; l'installazione può modificare o cancellare parti del disco.

Dal menu di avvio del firmware si seleziona quindi la chiavetta. Nel video parlo genericamente di BIOS: sui computer più recenti il firmware è spesso UEFI, e le schermate possono essere differenti.

Lingua, tastiera, rete e utenti

L'installer guida nella scelta di lingua e tastiera, nella configurazione della rete e nella creazione degli account. Se la rete non richiede un proxy, il relativo campo può essere lasciato vuoto.

Va prestata attenzione alla distinzione tra utente normale e amministratore. La scelta effettuata per l'account root influenza anche la configurazione iniziale di sudo.

L'installazione non è una serie di conferme da dare senza leggere: nome del disco, destinazione delle partizioni e credenziali sono informazioni che determinano il risultato.

Partizione home separata: utile, ma non è un backup

Nel video scelgo di separare /home dalla partizione del sistema. Può essere comodo in alcune reinstallazioni, perché permette di gestire dati dell'utente e sistema in modo distinto.

Non rende però i file automaticamente più sicuri. Un guasto al disco, una cancellazione o una formattazione sbagliata possono coinvolgere comunque i dati. Inoltre le configurazioni personali possono non essere adatte a una distribuzione differente.

Anche cifratura e password di accesso hanno ruoli diversi. Una password di login non equivale alla cifratura del contenuto del disco: non va presentata come protezione sufficiente contro chi può leggere fisicamente un supporto non cifrato.

Desktop e firmware: che cosa è cambiato

Per il tutorial ho scelto Xfce, un ambiente che apprezzavo per l'uso del computer mostrato. La scelta del desktop modifica interfaccia e applicazioni predefinite, mentre la base rimane Debian.

Le considerazioni del video sul firmware appartengono a Buster. A partire da Debian 12 le immagini ufficiali possono includere firmware non libero tramite il componente non-free-firmware, come spiega la documentazione Debian sul firmware.

Non è quindi corretto applicare senza modifiche a tutte le versioni il vecchio percorso di installazione. Né è necessario cercare sempre driver a mano sul sito del produttore: prima si verifica il supporto disponibile nella distribuzione.

Configurare sudo quando serve

sudo esegue comandi con i privilegi consentiti dalla configurazione, spesso quelli di root. Non impedisce automaticamente gli errori: un comando amministrativo sbagliato può comunque danneggiare il sistema.

Se l'installatore ha già configurato l'utente per usare sudo, non occorre ripetere l'operazione. Se invece esiste un account root attivo e il proprio utente non è autorizzato, il percorso illustrato può essere completato così:

su -
apt update
apt install sudo
usermod -aG sudo nomeutente
exit

nomeutente va sostituito con l'account reale; su - richiede la password di root. Dopo la modifica bisogna terminare la sessione e accedere nuovamente. L'opzione -aG aggiunge il gruppo senza sostituire gli altri gruppi supplementari dell'utente.

Questi comandi presuppongono repository corretti e raggiungibili per la versione in uso: non risolvono da soli l'obsolescenza di Buster.

Aggiornamenti e repository

Un repository di pacchetti contiene software e informazioni che il gestore usa per verificarlo e installarlo. Non richiede per definizione una struttura di tabelle relazionali.

Con sudo già funzionante, i comandi di base sono:

sudo apt update
sudo apt upgrade

Il primo aggiorna gli indici; il secondo propone aggiornamenti dei pacchetti installati. Leggere l'elenco prima di confermare aiuta a capire che cosa cambierà. Alcuni interventi possono richiedere un riavvio: usare repository non elimina questa eventualità.

Nel video modifico /etc/apt/sources.list, aggiungendo i componenti contrib e non-free alle sorgenti Buster. Non bisogna copiare quelle righe su altre versioni o mescolare nomi di release. Le configurazioni recenti possono usare anche file .sources nella directory /etc/apt/sources.list.d/.

Le applicazioni scelte nel video

Per programmare installo Geany; aggiungo inoltre snapd per usare il relativo sistema di distribuzione delle applicazioni. Sono scelte del mio ambiente, non requisiti obbligatori per usare Debian.

Su una versione mantenuta che fornisca questi pacchetti, i comandi sono:

sudo apt install geany
sudo apt install snapd

Nel filmato provo poi Chromium come esempio. Chromium è il progetto open source alla base anche di Google Chrome; non è semplicemente Chrome con ogni caratteristica proprietaria rimossa.

Il criterio generale è installare ciò che serve e verificare provenienza, compatibilità e aggiornamenti, evitando di aggiungere fonti senza comprenderne il ruolo.

La parte della guida che rimane utile

L'aspetto più importante del percorso è imparare a collegare ogni passaggio a uno scopo: preparare il disco, creare l'utente, scegliere il desktop, configurare le fonti e installare le applicazioni.

Le schermate e i dettagli tecnici cambiano. Capire il loro significato permette invece di affrontare una versione nuova con maggiore autonomia, usando il video storico insieme alla documentazione della release che si intende realmente installare.