Quali cambiamenti potrebbero segnare l’informatica nel 2026? Nelle nuove profezie di Nostra Lorenzus ragiono su Linux, Windows, macOS, videogiochi, Debian e intelligenza artificiale nello sviluppo software. Sono sei ipotesi formulate a gennaio, da confrontare con l’anno che verrà, non eventi già dimostrati.
Il tono del format è ironico: niente sfere di cristallo, soltanto osservazioni di una persona che vive il mondo informatico e prova a discuterne la direzione con la community. L’idea è rendere accessibili temi complessi senza confondere una previsione con una certezza.
1. Linux crescerà, ma non conquisterà tutto il desktop
La prima previsione riprende una distinzione che considero importante. Posso immaginare un aumento dell’interesse per Linux senza sostenere che diventerà improvvisamente il sistema scelto dalla maggioranza degli utenti desktop.
Nel video collego questo interesse alle difficoltà di aggiornamento di alcuni computer e al desiderio di valutare alternative. Richiamo anche una rappresentazione delle quote d’uso vista su una testata dedicata al software libero, ma non la trasformo qui in una misurazione universale: fonte, campione e metodo cambiano il significato delle percentuali.
Il punto su cui scommetto è la possibilità di scegliere Linux per utilità, anziché soltanto per curiosità tecnica. Se un sistema permette di continuare a lavorare con il proprio computer, la sua attrattiva può crescere anche senza una campagna commerciale paragonabile a quella dei grandi produttori.
2. L’insoddisfazione verso Windows favorirà più alternative
La seconda ipotesi è che una parte degli utenti insoddisfatti di Windows 11 guardi altrove, verso Linux ma anche verso macOS. Non significa che tutti abbiano gli stessi bisogni o possano sostenere il costo di un cambio di hardware.
Il ragionamento parte dalla libertà di scegliere un ambiente più adatto alle proprie priorità. Per qualcuno contano i programmi disponibili; per altri il rapporto con account, aggiornamenti e funzioni integrate.
Nel video uso un paragone tra macOS e sistemi della famiglia Unix. Va però precisato: macOS non è una distribuzione Linux né una semplice derivata di FreeBSD. Il repository ufficiale di XNU descrive il kernel usato da Darwin come un insieme che comprende Mach e componenti BSD. La presenza di componenti aperti non rende aperto l’intero prodotto macOS.
Il passaggio a un Mac, quindi, non equivale tecnicamente o filosoficamente al passaggio a Linux. Rimane un’alternativa diversa, con vincoli e possibilità propri.
3. macOS continuerà a integrare funzioni che non tutti desiderano
La terza previsione riguarda ciò che nel video chiamo enshittification: il peggioramento percepito dell’esperienza quando un prodotto si riempie di elementi che servono poco alle esigenze dell’utente o aumentano la dipendenza dal fornitore.
È un giudizio critico sulle priorità del software. Tra gli esempi richiamo gli assistenti IA e la tendenza a inserire nuove funzioni anche quando una parte del pubblico preferirebbe un sistema più essenziale.
Questo dissenso non dimostra che ogni funzione sia inutile per tutti o che Apple Intelligence sia, per definizione, uno spyware. Utilità, trattamento dei dati e prestazioni vanno valutati separatamente. La mia previsione riguarda l’aumento di questa tensione tra integrazione e possibilità di scegliere, non la dimostrazione di una sorveglianza occulta.
Vorrei che il progresso dei sistemi operativi comprendesse anche la possibilità di usare meno funzioni, con maggiore chiarezza su quelle attive.
4. Il gaming renderà Linux interessante a più persone
La quarta profezia è quella a cui tengo particolarmente: il videogioco potrebbe ridurre uno dei motivi per cui molte persone rimangono legate a un sistema operativo.
Nel video richiamo Steam Deck, Steam Machine e gli investimenti nell’ecosistema Linux. La previsione non è che qualsiasi titolo diventi compatibile, ma che la possibilità di usare la propria libreria renda più praticabile una scelta diversa.
Non assumo che Linux sia sempre più veloce o che tutti i giocatori competitivi ottengano vantaggi misurabili. Servirebbero confronti su giochi, driver e hardware specifici. Anche il supporto dei sistemi anti-cheat può cambiare la situazione da un titolo all’altro.
Lo stesso vale per il lavoro: su Linux esistono strumenti per molte attività comuni, ma non ogni applicazione professionale ha un equivalente perfettamente intercambiabile. Il cambiamento che immagino nasce dalla riduzione di ostacoli concreti, non dalla promessa di compatibilità universale.
5. Debian e Ubuntu saranno al centro di molte scelte
La quinta previsione riguarda due distribuzioni che considero particolarmente influenti. Ubuntu deriva da Debian, ma ciascuna mantiene scelte di integrazione, distribuzione e supporto proprie.
Nel video esprimo grande apprezzamento per Debian 12 Bookworm e Debian 13 Trixie. Vedo nella loro evoluzione la possibilità, per alcuni utenti, di scegliere direttamente Debian invece di una derivata. Le note di rilascio di Debian 13 permettono di verificare le novità effettive senza attribuire alla release ogni miglioramento ricordato nella conversazione.
Mi aspetto quindi un confronto vivace tra chi preferisce l’impostazione di Debian e chi trova più comode le scelte di Ubuntu. Non è una previsione secondo cui le altre distribuzioni smetteranno di contare.
Anche la stabilità va definita. Una politica prudente sugli aggiornamenti non dimostra automaticamente meno problemi su qualunque computer; supporto a lungo termine e affidabilità nel proprio impiego non sono sinonimi perfetti. La scelta va legata a hardware, applicazioni e capacità di manutenzione.
6. L’IA influenzerà soprattutto alcuni compiti dello sviluppo junior
La previsione bonus riguarda il codice prodotto dagli agenti e dagli assistenti IA. Nel video ritengo che questi strumenti siano già interessanti per attività piccole e ben delimitate, mentre esprimo maggiori riserve sui progetti ampi.
Da qui nasce la mia preoccupazione per l’ingresso nel settore: se alcune attività iniziali diventano più automatizzabili, come cambierà il percorso con cui una persona inesperta impara a lavorare?
Non considero il destino dei profili junior già deciso. Una mansione automatizzata non coincide con una professione interamente sostituita, e generare codice non significa comprenderne requisiti, sicurezza o manutenzione.
La questione che vorrei discutere è come mantenere opportunità di apprendimento mentre cambiano gli strumenti. Saper verificare il risultato e capire il problema resta importante proprio quando scrivere una prima versione diventa più rapido.
Sei ipotesi da tenere aperte
Queste profezie descrivono il mio punto di vista all’inizio del 2026. Non anticipo un bilancio di fine anno e non uso sviluppi successivi per far sembrare più precisa la previsione originale.
Mi interessa soprattutto capire quali scelte renderanno le persone più autonome e quali introdurranno nuove dipendenze. I commenti possono aggiungere esempi e obiezioni, ma anche far nascere un approfondimento separato: il format funziona quando una provocazione diventa una domanda che vale la pena studiare meglio.