La presenza dell'intelligenza artificiale nei prodotti Microsoft può far pensare che l'azienda abbia conquistato l'intero settore. Nel video del marzo 2024 parto da questa impressione per discuterla: integrazione, notorietà e distribuzione contano molto, ma non significano che gli altri progetti siano scomparsi.

La mia riflessione riguarda il modo in cui incontriamo questi strumenti e ne sentiamo parlare, non una classifica misurata di tutte le tecnologie disponibili.

Perché incontriamo così spesso Microsoft e Copilot

Nel periodo della registrazione noto l'integrazione di funzioni di IA in diversi prodotti e servizi Microsoft. Copilot rende visibile questo investimento perché porta capacità generative dentro ambienti che molte persone usano già.

È un vantaggio di distribuzione: un servizio presente nel proprio flusso di lavoro può essere più facile da provare rispetto a uno strumento separato che bisogna prima cercare e imparare.

Questo non dimostra che ogni integrazione sia utile allo stesso modo o che la tecnologia sottostante sia sempre migliore delle alternative. La comodità di accesso e la qualità del risultato sono aspetti da valutare separatamente.

Microsoft e OpenAI: una partnership, non l'acquisizione raccontata nel video

Nella registrazione dico che Microsoft abbia acquisito la maggior parte di OpenAI. È una semplificazione da correggere.

L'annuncio congiunto del gennaio 2023 riguarda l'estensione di una partnership, con investimenti e collaborazione sull'infrastruttura e sui prodotti. Non autorizza a descrivere OpenAI come una semplice società controllata da Microsoft o a identificare ChatGPT con un prodotto sviluppato integralmente dall'azienda di Redmond.

Il legame aiuta a comprendere alcune integrazioni, ma aziende, modelli e applicazioni non diventano per questo la stessa cosa. Per leggere la notizia correttamente occorre mantenere queste identità distinte.

ChatGPT ha reso il tema molto visibile, ma non ha inventato l'IA generativa

Nel video attribuisco una parte del vantaggio alla notorietà acquisita da ChatGPT. È una mia interpretazione del modo in cui il tema entra nella conversazione pubblica: un nome conosciuto porta le persone a cercare altre notizie su quel prodotto.

Non significa che prima non esistessero modelli generativi o ricerca nel settore. La diffusione di un'interfaccia facilmente accessibile è un passaggio diverso dall'invenzione dell'intera tecnologia.

Anche quando dico che “tutti” conoscono un servizio, sto usando un'espressione enfatica, non riportando un'indagine sulla popolazione. Per misurare notorietà o quote di mercato servirebbero dati specifici, che nel video non presento.

Google, Adobe e le alternative che continuano a svilupparsi

La tesi della registrazione è proprio che gli altri non siano spariti. Richiamo Google, i nomi Bard e Gemini, le funzioni legate a YouTube e gli strumenti creativi di Adobe per mostrare che la ricerca e l'integrazione procedono in più ambienti.

La minore presenza di un nome nelle notizie che leggiamo non dimostra che il progetto abbia meno capacità. Può dipendere dal tipo di pubblico, dal prodotto, dalla disponibilità della funzione e dal modo in cui viene comunicata.

Nel video non eseguo un confronto tecnico controllato tra modelli. Questi esempi servono quindi a mettere in dubbio l'idea di un monopolio già compiuto, non a stabilire quale azienda vinca ogni possibile prova.

Canva: perché la comodità pesa nella scelta

Canva è l'esempio che uso per parlare di flusso di lavoro. Mi interessa la possibilità di trovare più strumenti creativi nello stesso ambiente e ridurre i passaggi necessari per costruire un contenuto.

Il fatto che una funzione sia comoda può favorire l'abitudine, il passaparola e la scelta di un servizio. Non dimostra però che Canva sia arrivato prima di chiunque altro in ogni ambito dell'IA o che una suite alternativa non abbia capacità altrettanto utili.

Anche la raccomandazione di una persona fidata può spingere a provare uno strumento. Nel mio ragionamento è una possibile dinamica di adozione, non una legge secondo cui tutte le persone finiscono inevitabilmente per usare lo stesso prodotto.

Le API spiegano una parte della moltiplicazione dei servizi

Nel video apro una parentesi sulle API: interfacce attraverso le quali un'applicazione può richiedere una funzione a un altro sistema. Questo permette a un servizio di integrare un modello senza doverlo necessariamente addestrare da zero.

Di conseguenza, due applicazioni con nomi diversi possono usare tecnologie di base simili, ma costruire esperienze differenti attorno ad esse. Il valore può stare nell'interfaccia, nel contesto fornito, nelle integrazioni o nel modo in cui il risultato viene verificato.

Non tutti i servizi di IA funzionano così e non tutte le API offrono le stesse condizioni. Il punto della spiegazione è distinguere chi sviluppa il modello da chi realizza un prodotto che lo utilizza.

Il desiderio di poter costruire e sperimentare

La parte che mi interessa di più va oltre la disponibilità dell'applicazione del momento. Vorrei che più persone potessero comprendere questi sistemi, sperimentare e realizzare strumenti adatti alle proprie esigenze.

Nel video esprimo questa idea dicendo che un informatico può creare una propria intelligenza artificiale. Va intesa con il giusto ordine di grandezza: costruire un'applicazione, adattare un modello disponibile o realizzare un esperimento non equivale a riprodurre ChatGPT nella sua interezza.

Dati, capacità di calcolo, competenze, valutazione e manutenzione hanno un peso. Conoscere un principio tecnico non rende automaticamente accessibile la riproduzione di un servizio complesso alla stessa scala.

Visibilità e dominio sono due conclusioni diverse

La mia risposta alla domanda iniziale è che la forte presenza di Microsoft non basta a dimostrare una conquista dell'intero mondo dell'IA. Nel video vedo un intreccio di integrazione nei prodotti, partnership e attenzione del pubblico.

Per scegliere uno strumento partirei invece dal compito: che cosa deve fare, con quale qualità, quali dati richiede e quanto resta controllabile il risultato. È un criterio più utile del seguire soltanto il nome che compare più spesso nelle notizie.