Provando macOS Catalina ho trovato tre cose che mi hanno convinto e tre che mi hanno creato difficoltà. È un confronto personale sull'esperienza d'uso: serve soprattutto a capire quali domande farsi prima di cambiare ambiente.
Il riferimento è Catalina, nel periodo in cui l'ho provato. Funzioni, compatibilità e gestione delle finestre sono cambiate nelle versioni successive, quindi leggi tutto con quella data in testa.
Primo vantaggio: scorciatoie che si assomigliano
Mi è piaciuta la coerenza delle scorciatoie più comuni. Passare da un programma all'altro e ritrovare gli stessi comandi ti lascia pensare al lavoro invece che all'interfaccia.
Non significa che tutte le applicazioni condividano ogni combinazione: le funzioni specifiche hanno comandi propri. Il vantaggio sta nelle convenzioni ricorrenti, che riducono quello che devi reimparare ogni volta.
Secondo vantaggio: la barra dei menu
Trovare i menu dell'applicazione attiva sempre nello stesso posto, in alto, mi ha dato una sensazione di ordine. Sai dove cercare, e la cerchi lì.
A chi arriva da altri desktop può richiedere qualche giorno di abitudine. Nella mia prova, però, la posizione costante ha reso molto più semplice muoversi fra programmi diversi.
Terzo vantaggio: l'integrazione
La sensazione complessiva è che applicazioni e funzioni si parlino. Alcune piccole operazioni risultano comode proprio perché stanno dentro lo stesso flusso, senza che tu debba costruirtelo.
Per me è questo il fascino del Mac: non una funzione isolata, ma l'insieme dei passaggi che diventano più fluidi quando gli strumenti sono stati pensati insieme.
Primo limite: ritrovare le funzioni a cui ero abituato
Venendo da altri sistemi, mi mancavano certe modalità di gestione delle finestre. Ho cercato applicazioni aggiuntive e mi sono scontrato con i loro prezzi.
Devo però correggere un'affermazione troppo netta: non tutte le utility per Mac sono a pagamento, e Catalina aveva già Split View. Quella funzione non faceva però quello che cercavo io, cioè l'ancoraggio delle finestre.
Per un acquisto oggi il punto va riverificato: Apple documenta funzioni di disposizione delle finestre che non c'entrano più con la mia esperienza su Catalina.
Secondo limite: aggiornamenti e compatibilità
In quel periodo ho perso un'applicazione che dopo un aggiornamento non era più supportata. Se dipendi da un programma specifico, una cosa del genere ti blocca.
Catalina ha segnato anche una transizione importante: non esegue applicazioni a 32 bit, come spiega la documentazione Apple sulla compatibilità. Non posso attribuire con certezza il mio caso a quella causa, ma è l'esempio perfetto dei controlli da fare prima di aggiornare.
Il criterio che ne ricavo: verifica software, plugin e periferiche essenziali e prepara la migrazione. Rimandare gli aggiornamenti all'infinito non risolve niente, sposta solo il problema più avanti e più grosso.
Terzo limite: l'ecosistema vale se hai i dispositivi
Usare un iPad compatibile come secondo schermo, o gestire le chiamate dell'iPhone dal Mac, richiede altri prodotti e certe condizioni.
Se li hai, sono vantaggi notevoli. Se usi uno smartphone Android o non ti serve un tablet, quella parte del valore semplicemente non entra nella tua giornata.
Quando dico provocatoriamente di usare il computer «al 50%», non sto misurando le prestazioni. Sto dicendo che non sfrutto alcune integrazioni pubblicizzate, pur potendo usare il Mac benissimo per quasi tutto.
La domanda che mi farei prima di passare
Catalina mi ha fatto apprezzare coerenza e integrazione, e mi ha fatto pesare compatibilità, utility aggiuntive e dipendenza dall'ecosistema.
Prima di cambiare, metterei questi aspetti accanto al lavoro che devo fare e ai dispositivi che ho già. Il risultato può essere entusiasmante per una persona e deludente per un'altra: è esattamente per questo che ho voluto raccontare le due metà insieme.