Il desktop environment è l'insieme di componenti che costruisce l'esperienza grafica: gestione delle finestre, pannelli, impostazioni, strumenti integrati. Su GNU/Linux gli approcci sono diversi, e ne metto cinque in ordine guardando usabilità, personalizzazione e risorse.
Il periodo è quello di GNOME 3 e Plasma 5. Non è un confronto delle versioni attuali, e soprattutto non contiene misure sufficienti per stabilire requisiti di memoria validi per tutti.
5. GNOME 3: un'impostazione riconoscibile
Al quinto posto GNOME 3, di cui apprezzo pulizia e attenzione all'interazione. Quella che si vede in Ubuntu però non è l'unica GNOME possibile: dock ed estensioni cambiano parecchio l'esperienza.
La valutazione riguarda come mi ci muovevo io. Il consumo di memoria dipende da versione, servizi attivi, distribuzione e applicazioni aperte, e la cifra che ho citato non è un requisito generale.
4. KDE Plasma: molte possibilità di configurazione
Di Plasma segnalo personalizzazione, aspetto grafico e integrazione con le applicazioni KDE. Il riferimento qui è Plasma 5.
Un ambiente pieno di opzioni è un vantaggio se vuoi adattare pannelli, scorciatoie e comportamento delle finestre. È anche il motivo per cui ci puoi perdere un pomeriggio prima di arrivare alla configurazione che ti piace.
E non deduco la pesantezza dal numero di impostazioni o dagli effetti: per confrontare le prestazioni servono prove a parità di condizioni, che qui non ho fatto.
3. Xfce: semplicità e controllo
Xfce sale sul podio per come mette insieme impostazione tradizionale e possibilità di personalizzare. È quello a cui penso quando voglio un ambiente essenziale senza rinunciare agli strumenti di tutti i giorni.
L'utilità però si misura sul lavoro completo. Un desktop leggero non rende leggeri browser, videoconferenze e le altre applicazioni che si mangiano la RAM: sposta il problema di poco.
2. LXQt: essenziale, su base Qt
LXQt lo metto qui per leggerezza percepita e semplicità visiva. È una possibilità concreta anche su macchine datate — senza però attribuirgli il potere di recuperare qualsiasi hardware per qualunque uso.
Nella scelta contano anche i componenti che la distribuzione ci mette intorno e la familiarità con gli strumenti. Il nome dell'ambiente non descrive l'installazione che ti ritrovi.
1. MATE: la mia preferenza
MATE è primo per come unisce un'impostazione familiare alla possibilità di adattare tutto. Il progetto nasce in continuità con GNOME 2, ma il mio giudizio riguarda l'esperienza d'uso, non la genealogia.
I layout che richiamo tramite MATE Tweak appartengono a Ubuntu MATE: non è detto che ogni installazione MATE offra gli stessi preset. Funzioni di Ubuntu MATE.
Menzioni e criterio di scelta
Fuori classifica restano Cinnamon, Deepin e Pantheon. La lista non esaurisce le alternative e non stabilisce quale aspetto debba piacere a te.
Anche Windows e macOS si personalizzano, va detto. Quello che cambia è l'ampiezza e la natura delle alternative, non un'opposizione fra chi può e chi non può.
Per scegliere partirei dalle operazioni di ogni giorno: trovare le applicazioni, organizzare le finestre, leggere lo schermo, usare le periferiche. Il desktop giusto è quello che ti fa lavorare con meno attriti sul computer che hai — non quello che sta meglio in uno screenshot.